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Bach - Preludi ai Corali - Quartetto Italiano
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Bach - Preludi ai Corali - Quartetto Italiano
Johann Sebastian Bach, Preludi ai Corali /
Quartetto Italiano di Viole da Gamba / Winter & Winter
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I Gufi - Io Vado in Banca I GUFI. Lino Patruno, Nanni Svampa, Gianni Magni, Roberto Brivio. http://www.linopatruno.it
(More) I GUFI. Lino Patruno, Nanni Svampa, Gianni Magni, Roberto Brivio. http://www.linopatruno.it
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I Gufi sono stati un gruppo musicale italiano, dialettale milanese e cabarettistico, formatosi nel 1964 e scioltosi nel 1969, eccezion fatta per una breve reunion nel 1981.
Il primo embrione del gruppo si forma nel 1964. Nanni Svampa ha appena inciso il suo primo disco, Nanni Svampa canta Brassens, ed ha iniziato a frequentare l'ambiente musicale milanese. Ha l'occasione di conoscere il jazzista Lino Patruno, diventandone amico ed iniziando a collaborare con lui. Tra i due s'iniza a discutere della possibilità di allestire spettacoli di cabaret concerto. L'idea prende forma definitiva in seguito all'incontro con Roberto Brivio e Gianni Magni: i quattro decidono di fondare il gruppo "I Gufi".
Il primo album dei Gufi ha il marchio di fabbrica di Svampa: s'intitola infatti Milano canta (assumerà il numero 1 in seguito all'uscita di altri due album con lo stesso titolo). Nato e vissuto nei quartieri popolari di Milano, caratterizzati dai cortili, dalle case di ringhiera e da quell'intensa umanità che aveva fatto sì che si parlasse di Milan cont el coeur in man, Svampa aveva subìto il fascino della cultura popolare fino al punto da effettuare una scrupolosa ricerca filologica ed archivistica al fine di conservare e tramandare il patrimonio plurisecolare della canzone meneghina.
L'alchimia funziona bene: Nanni Svampa, detto il cantastorie, è il cantore della Milano dialettale che va scomparendo. Lino Patruno, il cantamusico, un jazzista di vaglia, tuttora attivo sui principali palcoscenici. Gianni Magni, l'unico prematuramente scomparso nel 1992, è detto il cantamimo: di famiglia circense, è un mimo capace di posture grottesche e di cantare con voce quasi bianca. Roberto Brivio, appassionato d'operetta è l'autore dei testi più originali del gruppo, che gli valgono il soprannome di cantamacabro.
A questo si aggiunga che l'ambiente culturale milanese del tempo è vivo e stimolante: negli stessi anni si muovono su quella scena altri artisti che affondano nella cultura popolare la loro stessa ragion d'essere: Dario Fo ed Enzo Jannacci, presto affiancati da Giorgio Gaber, tanto per citare i più famosi. Il loro luogo d'elezione è il Derby, luogo di ritrovo dei maggiori comici e artisti del capoluogo lombardo. Con l'andar del tempo e l'accrescersi della sua fama, il quartetto inizia a girare prima la Lombardia, poi l'Italia, portando una ventata di comicità surreale ed anticonvenzionale in un'Italia che, tacitati i morsi della fame, cominciava ad interrogarsi su se stessa, prestando orecchio agli stimoli provenienti dall'estero. In Francia ci sono Brassens, Brel, Vian, oltremanica è partita la swingin' London e, di là dall'oceano ci sono Bob Dylan e gli altri figli della contestazione studentesca.
Il secondo album segue di pochi mesi il primo, e s'intitola I Gufi cantano due secoli di Resistenza. Per questo lavoro il gruppo attinge alle ricerche effettuate sino a quel momento da Svampa (per quanto riguarda la canzone milanese) e da Brivio (canti anarchici dell'Ottocento e canzoni della resistenza partigiana).
A mano a mano cresce anche il contributo degli altri: Lino Patruno conferisce un'atmosfera ed un arrangiamento freschi e frizzanti a brani spesso anche molto datati. Gianni Magni, con la sua mimica e i suoi occhi costantemente strabuzzati s'impone come il vero e proprio frontman del gruppo, ed è probabilmente lui a suggerire l'adozione della calzamaglia nera che, assieme alla bombetta sul capo, diventerà la divisa d'ordinanza e il marchio di fabbrica del gruppo.
I quattro si divertono, la formula funziona, gli spettacoli teatrali si moltiplicano: nel giro di pochi mesi escono in rapida successione: Il cabaret dei Gufi, Milano canta vol. 2, Il teatrino dei Gufi, vol. 1 e vol. 2. L'approdo in televisione è quasi scontato, ed avviene nel corso della stagione 1966-'67; vi sono appena sbarcati anche Fo, Gaber e Jannacci. Vista l'epoca è però consentito mostrare solo la parte più innocua ed edulcorata del caustico e satirico repertorio del gruppo.
Protetti dal dialetto, comunque, i quattro riescono a dire cose che in italiano sarebbero state cassate dalla rigida censura della R*A*I di Bernabei. Soprattutto, si permettono di portare sotto i riflettori alcune canzoni di Brassens, come La prima tôsa (La première fille), che narra non del romantico primo amore, come il titolo lascerebbe intendere, ma del primo rapporto sessuale vero e proprio, spesso consumato in maniera "mercenaria". Oppure fanno un embrione di satira politica, scimmiottando le canzoni tradizionali: tra le altre, ricordiamo Socialista che va a Roma, modellata sulla famosa ballata popolare Pellegrin che vien da Roma. La testimonianza di questo periodo è fissata nella raccolta Il teatrino dei Gufi in TV.
http://it.wikipedia.org/wiki/I_Gufi (Less)
Gay shower and kiss hot Un architetto, un produttore cinematografico, un sarto e un ortopedico, tutti gay, formano un (More) Un architetto, un produttore cinematografico, un sarto e un ortopedico, tutti gay, formano un quartetto di amici molto affiatati che passano insieme buona parte del loro tempo.
Il principale limite di questo film è, secondo noi, quello di avere messo troppa carne al fuoco, volendo rappresentarci praticamento l'universo completo del mondo gay. I diversi personaggi e le diverse situazioni non hanno lo spazio per il necessario approfondimento e tutto rimane sempre in superfice, appena accennato. Pensiamo che questo sia il difetto comune a tutta la commedia di costume del cinema italiano contemporaneo, non riesce ad entrare dentro ai problemi e alle varie realtà che vuole rappresentare, si accontenta di presentare solo una sequenza di gag e ottiene al massimo degli stereotipi che non si differenziano da quanto abbiamo già visto e rivisto. Un'occasione mancata anche se il film complessivamente si lascia guardare.
Interpreti: Christian De Sica, Massimo Ghini, Leo Gullotta, Alessandro Haber (Less)
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Beethoven - Early Quartets -
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