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more... AF006 Nero-This Way Bad Trip 2008 320
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AF006 Nero-This Way Bad Trip 2008 320
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Scritti Sardi: Il Costume Sardo (Sassari)
Scarse e poco chiare sono le informazioni riguardanti il costume di Sassari, anche se alcuni (More) Scarse e poco chiare sono le informazioni riguardanti il costume di Sassari, anche se alcuni documenti iconografici prodotti dal Luzietti, (1790) dal Cominotti (1825/26) da Antonio Pittaluga, da Baldassarre Luciano (1840) dal Costa ed altri, danno per certa l'esistenza di tale costume presentato nei particolari, lo si veda ne "lu cenciu" o "lu cugliettu". Altre fonti ragguardevoli sono rappresentate dalle relazioni dei viaggiatori dell'ottocento come il Della Marmora, il Delessert, il Bresciani, il Mantegazza, il Valery, il Tyndale il Maltzan etc... che scrissero con sagacia e con amore le caratteristiche sostanziali della cultura e della peculiarità del popolo sardo. Si farà particolare attenzione alla descrizione che di Sassari fecero i pittori che vissero e visitarono la città. Tra i narratori più celebri che visitarono la Sardegna vorrei citare il Tyndale che l'amò talmente tanto che la descrisse in tre volumi ricchi di informazioni, curiosità che stimolano il lettore alla studio e all'approfondimento. Tra le tante amenità che destano l'interesse del ricercatore c'è un piccolo spazio dedicato al modo di vestire delle sassaresi: The festa of the Vergine dei Sette Dolori was an opportunity of seeing the costume of the district... the female of the upper classes appeared on this occasion in mourning, and made a strong conrast with the dresses of the peasant. The prevailing fashion was a short bodice of bright coloured cloth, laced up before and behind, fitting tightly to the waist, one just high enough to support the bosom. A loose red jacket, with trimmings, endings, and lacings, silver buttons and cards, and half way open down the arm, and extremely full petticoat of yellow or some other colour, in contradistinction to the jacket and bodice, and finally a white kerchief thrown lightly over the head, completed the costume. Il Tyndale descrisse questo modo di rappresentarsi delle sassaresi, in pubblico che definisce 'costume del distretto' che emergeva in un contesto variegato e altamente rappresentativo in quanto svoltosi durante la settimana santa del 1849 dove il modo di vestire delle classi alte e privilegiate si fondeva e si distingueva da quello popolare definito dal Tyndale 'paesant'. La dicotomia riguardante il modo di vestire delle sassaresi tra classi popolari e classi agiate sarà una costante nel costume della città di Sassari. Lo stesso autore descrive un altro modo di vestire importante per la cultura sassarese e i suoi gremi, forse il costume più popolare è più rappresentativo, il costume dei viandanti: One of the eastern custom is the peregrination of the viandanti dressed in embroidered Yellow leather waistcoat and aprons, with large cloaks and hats, a costume evidently of Spanish origins. They collect fruit, bread, and other provisions, and carry them in Large baskets to the prisoners in confinement on this period. Come ben si vede il Tyndale non si limita a descrivere l'abbigliamento dei viandanti, ma ci informa sulla funzione sociale di questa confraternita che anticamente,insieme alla confraternita dei neri battuti(dell'orazione e morte) si occupava dei detenuti e dei condannati a morte. Infatti l'autore britannico ci informa che la 'confraria' dei viandanti si procurava la frutta e il pane con altre provvigioni da dare ai detenuti confinati in quel periodo a questo proposito bisogna ricordare che invece la confraternita dei Neri Battuti si occupava della gestione dei condannati a morte. Anche il Valery, bibliotecario del re a Parigi, nel suo Voyages en corse a l'ile d'elbe, et en Sardigne, visitò Sassari e la Sardegna, lasciando ai lettori sardi pagine immemorabili come quelle dedicate a Milis, ai giardini di Logulentu e alla fontana di Rosello. Egli visitò Sassari nel 1837 dove assisté alla processione in onore del Vice Re che presentò con minuzia di particolari, tra questi si staglia la descrizione dei gremi: Vint ensuite la procession des syndics ou chefs des diverses corporations d'ouvriers, portant de longs manteaux à l'espagnole, de larges chapeaux, leurs bannièrs confièes à un ovrier qui a le droit de porter deux èpèes, une de chaque còtè. Nella descrizione del bibliotecario parigino non mancano dei cenni ai costume dei territori limitrofi alla città. Tra questi quello di Plaghe che viene definito simile al vestire greco o quello di Osilo che il viaggiatore francese presenta come monacale. La Sassari descritta nel capitolo XVII del testo Sardinia and the Sardes, scritto da Charles Edwardes nell'ottobre del 1889 è una città moderna, completamente differente dalle tradizioni del contesto sardo. Sentiamo cosa dice l'autore britannico: Ed ancora, con il fatto di non vedersi in giro la mastruca, il culletu e la Fustanella, ma piuttosto una moda nella quale è prevalente il normale tessuto di buona qualità, Sassari denota la sua maggiore affinità col continente. E' divertente vedere per strada un uomo dei paesi, in costume, il quale si trova a disagio nelle piazze spaziose, fra le case alte di granito, nelle passeggiate pubbliche e nei giardini di Sassari anziché fra le agavi e le casette di fango dell'interno che gli sarebbero più congeniali. Anziché villici dal viso triste, vestiti con giacconi di pelle di pecora, qui si trovano stuoli di avvocati che fanno risuonare i caffè delle loro ciarle e girano per strada con l'ultimo romanzo di Zola in mano. Troveranno su due piedi mille argomenti sui quali discutere ma, per quanto si accalorino in dispute inutili, una volta, pero, sanno metterci anima e cuore. Il Maltzan come giustamente osserva il Demartis (abbigliamento popolare sassarese fra ottocento e novecento) visitò Sassari nel 1869 e riscontrò che il popolo sassarese non indossava fogge tipiche della città. Lo stesso Demartis constata che i narratori dell'ottocento e degli inizi del novecento descrivono i costumi della Sardegna in maniera fedele e coerente al materiale iconografico. Tra costoro non mancano le testimonianze francesi ed in particolare del Gaston Vuilllier che nel suo Impressioni di un viaggio in Sardegna del 1890 affrontò la bellezza e la cultura dell'isola. "Il vice Console di Sassari mi tenne compagnia nel pellegrinaggio attraverso queste vestigia d'una grandezza passata, in mezzo alle erbacce ed ai sassi, in una strada danneggiata dal temporale della notte, lungo gli avanzi d'una via romana. Io ogni tanto mi fermavo per osservare i cavalieri sardi che passavano pieni di contegno, col cappottu sul capo, col severo profilo che si stagliava nel cielo, i capelli d'un nero ebano ondeggianti, la barba selvaggia. Il console, abituato a vedere questi uomini che egli incontrava tutti i giorni, non era per nulla colpito dal loro grande carattere ed il mio entusiasmo lo sorprendeva assai"...(98) ... Questa città ha pure conservato un carattere un po' strano al di fuori delle grandi vie e delle piazze pubbliche con negozi lussuosi, in una serie di viuzze strette, un vero dedalo rischiarato da una luce scialba. Qui, cavalieri incappucciati di nero, i pugni sui fianchi, la pipa in bocca, il fucile attraverso la sella e la donna in groppa, passano spavaldamente, facendo risuonare il selciato dello zoccolo dei cavalli. Spesso conviene rifugiarsi nelle porte per lasciare libero il passaggio...(101) Il testo dell'autore francese è carico di connotazioni e descrizioni vivaci come quelle riguardanti i zappatori, i cavalieri e gli uomini incappucciati che spingono un po' l'autore a considerazioni alle volte un po' forti, ma comunque rispettose del popolo sardo. Non mancano le importanti descrizioni dei costumi del circondario di Sassari che fotografa fedelmente come quello dei zappatori, di Osilo, di Sennori, di Sorso, di Ossi e di Tissi ed infine di Ploaghe. Il gremio dei zappatori viene presentato dall'autore francese con particolare enfasi. Lo stesso Costa affermava che chi vuol conoscere il prototipo del sassarese in tutte le sue manifestazioni lo deve cercare nel zappatore, nei suoi modi e nel suo essere nella cultura della terra e degli orti. Egli ci mostra alcuni esempi di vestiario sassarese, in particolare i copricapo più utilizzati dal popolo di Sassari. Il Costa fa altresì un'analisi diacronica del modo di vestire della gente di Sassari risalendo al duecento e al trecento quando era in voga il modo di vestire dei Pisani: "...si usavano i manti, le lunghe tuniche e i giupponi di velluto coi rispettivi cappucci. Le stoffe allora usate, (come si rivelano dai Codici del Porto di Cagliari, scritti in lingua pisana nel 1316) erano le seguenti: lana sardesca - seta torta - larbagio - tacolino- porpore - .... Lo storico sassarese afferma altre cose interessanti e tra queste il fatto che allora era fiorente l'arte della lana e tra i tanti tessuti in voga era il sardiscu o lombardino, tra gli altri era tessuto il fustagno rigato e l'orbace. Secondo lo stesso autore il modo dei ceti popolari nel duecento e trecento non si discosta di molto dal modo di vestire dell'ottocento. Tra i tanti viaggiatori che visitarono la Sardegna nell'ottocento possiamo annoverare il Maltzan che descrisse con dovizia di particolari lu cugliettu o cogliettu rapportandolo con tutta la Sardegna ed in particolare con il cagliaritano: Nella ricerca di ritratti fotografici doveva essere più fortunato a Sassari,dove per mezzo di relazione private, mi riuscì di ottenere l'immagine di un individuo vestito col 'collettu', quivi detto cogliettu sassarese è anche un pò diverso da quello indossato dai due vecchi di Cagliari. Io vidi più volte uno dei vecchi allora feci l'osservazione, che la immagine datami dal Lamarmora è piuttosto favorevole al collettu, giacché il capo di vestiario indossato da quel vecchio era tutt'altro che così ben attillato da non produrre alcuna piega, come invece indica la detta figura. Pur se la voce orbace non sia presente nel Vocabolario etimologico sardo del Wagner la parola orbace è fondamentale per capire l'evoluzione del costume sassarese e dell'intera Sardegna. Orbace deriva dal sardo "orbari" che è dall'arabo al-bazz (v.albagio) Il grande dizionario Garzanti. Si riscontra anche il termine Orbaci (m.mer. albagio) panno sardo voc sic. Abbrasciu, tratto dallo Spanu -- Vocabolariu sardu. Orbace è ricavato attraverso il sardo orbaci, dalla voce araba che significa "stoffa", da cui deriva anche albagio "panno di lana grossolana -- Dizionario italiano ragionato- (Less)
Scritti Sardi: Il Costume Sardo (Sassari)
Scarse e poco chiare sono le informazioni riguardanti il costume di Sassari, anche se alcuni (More) Scarse e poco chiare sono le informazioni riguardanti il costume di Sassari, anche se alcuni documenti iconografici prodotti dal Luzietti, (1790) dal Cominotti (1825/26) da Antonio Pittaluga, da Baldassarre Luciano (1840) dal Costa ed altri, danno per certa l'esistenza di tale costume presentato nei particolari, lo si veda ne "lu cenciu" o "lu cugliettu". Altre fonti ragguardevoli sono rappresentate dalle relazioni dei viaggiatori dell'ottocento come il Della Marmora, il Delessert, il Bresciani, il Mantegazza, il Valery, il Tyndale il Maltzan etc... che scrissero con sagacia e con amore le caratteristiche sostanziali della cultura e della peculiarità del popolo sardo. Si farà particolare attenzione alla descrizione che di Sassari fecero i pittori che vissero e visitarono la città. Tra i narratori più celebri che visitarono la Sardegna vorrei citare il Tyndale che l'amò talmente tanto che la descrisse in tre volumi ricchi di informazioni, curiosità che stimolano il lettore alla studio e all'approfondimento. Tra le tante amenità che destano l'interesse del ricercatore c'è un piccolo spazio dedicato al modo di vestire delle sassaresi: The festa of the Vergine dei Sette Dolori was an opportunity of seeing the costume of the district... the female of the upper classes appeared on this occasion in mourning, and made a strong conrast with the dresses of the peasant. The prevailing fashion was a short bodice of bright coloured cloth, laced up before and behind, fitting tightly to the waist, one just high enough to support the bosom. A loose red jacket, with trimmings, endings, and lacings, silver buttons and cards, and half way open down the arm, and extremely full petticoat of yellow or some other colour, in contradistinction to the jacket and bodice, and finally a white kerchief thrown lightly over the head, completed the costume. Il Tyndale descrisse questo modo di rappresentarsi delle sassaresi, in pubblico che definisce 'costume del distretto' che emergeva in un contesto variegato e altamente rappresentativo in quanto svoltosi durante la settimana santa del 1849 dove il modo di vestire delle classi alte e privilegiate si fondeva e si distingueva da quello popolare definito dal Tyndale 'paesant'. La dicotomia riguardante il modo di vestire delle sassaresi tra classi popolari e classi agiate sarà una costante nel costume della città di Sassari. Lo stesso autore descrive un altro modo di vestire importante per la cultura sassarese e i suoi gremi, forse il costume più popolare è più rappresentativo, il costume dei viandanti: One of the eastern custom is the peregrination of the viandanti dressed in embroidered Yellow leather waistcoat and aprons, with large cloaks and hats, a costume evidently of Spanish origins. They collect fruit, bread, and other provisions, and carry them in Large baskets to the prisoners in confinement on this period. Come ben si vede il Tyndale non si limita a descrivere l'abbigliamento dei viandanti, ma ci informa sulla funzione sociale di questa confraternita che anticamente,insieme alla confraternita dei neri battuti(dell'orazione e morte) si occupava dei detenuti e dei condannati a morte. Infatti l'autore britannico ci informa che la 'confraria' dei viandanti si procurava la frutta e il pane con altre provvigioni da dare ai detenuti confinati in quel periodo a questo proposito bisogna ricordare che invece la confraternita dei Neri Battuti si occupava della gestione dei condannati a morte. Anche il Valery, bibliotecario del re a Parigi, nel suo Voyages en corse a l'ile d'elbe, et en Sardigne, visitò Sassari e la Sardegna, lasciando ai lettori sardi pagine immemorabili come quelle dedicate a Milis, ai giardini di Logulentu e alla fontana di Rosello. Egli visitò Sassari nel 1837 dove assisté alla processione in onore del Vice Re che presentò con minuzia di particolari, tra questi si staglia la descrizione dei gremi: Vint ensuite la procession des syndics ou chefs des diverses corporations d'ouvriers, portant de longs manteaux à l'espagnole, de larges chapeaux, leurs bannièrs confièes à un ovrier qui a le droit de porter deux èpèes, une de chaque còtè. Nella descrizione del bibliotecario parigino non mancano dei cenni ai costume dei territori limitrofi alla città. Tra questi quello di Plaghe che viene definito simile al vestire greco o quello di Osilo che il viaggiatore francese presenta come monacale. La Sassari descritta nel capitolo XVII del testo Sardinia and the Sardes, scritto da Charles Edwardes nell'ottobre del 1889 è una città moderna, completamente differente dalle tradizioni del contesto sardo. Sentiamo cosa dice l'autore britannico: Ed ancora, con il fatto di non vedersi in giro la mastruca, il culletu e la Fustanella, ma piuttosto una moda nella quale è prevalente il normale tessuto di buona qualità, Sassari denota la sua maggiore affinità col continente. E' divertente vedere per strada un uomo dei paesi, in costume, il quale si trova a disagio nelle piazze spaziose, fra le case alte di granito, nelle passeggiate pubbliche e nei giardini di Sassari anziché fra le agavi e le casette di fango dell'interno che gli sarebbero più congeniali. Anziché villici dal viso triste, vestiti con giacconi di pelle di pecora, qui si trovano stuoli di avvocati che fanno risuonare i caffè delle loro ciarle e girano per strada con l'ultimo romanzo di Zola in mano. Troveranno su due piedi mille argomenti sui quali discutere ma, per quanto si accalorino in dispute inutili, una volta, pero, sanno metterci anima e cuore. Il Maltzan come giustamente osserva il Demartis (abbigliamento popolare sassarese fra ottocento e novecento) visitò Sassari nel 1869 e riscontrò che il popolo sassarese non indossava fogge tipiche della città. Lo stesso Demartis constata che i narratori dell'ottocento e degli inizi del novecento descrivono i costumi della Sardegna in maniera fedele e coerente al materiale iconografico. Tra costoro non mancano le testimonianze francesi ed in particolare del Gaston Vuilllier che nel suo Impressioni di un viaggio in Sardegna del 1890 affrontò la bellezza e la cultura dell'isola. "Il vice Console di Sassari mi tenne compagnia nel pellegrinaggio attraverso queste vestigia d'una grandezza passata, in mezzo alle erbacce ed ai sassi, in una strada danneggiata dal temporale della notte, lungo gli avanzi d'una via romana. Io ogni tanto mi fermavo per osservare i cavalieri sardi che passavano pieni di contegno, col cappottu sul capo, col severo profilo che si stagliava nel cielo, i capelli d'un nero ebano ondeggianti, la barba selvaggia. Il console, abituato a vedere questi uomini che egli incontrava tutti i giorni, non era per nulla colpito dal loro grande carattere ed il mio entusiasmo lo sorprendeva assai"...(98) ... Questa città ha pure conservato un carattere un po' strano al di fuori delle grandi vie e delle piazze pubbliche con negozi lussuosi, in una serie di viuzze strette, un vero dedalo rischiarato da una luce scialba. Qui, cavalieri incappucciati di nero, i pugni sui fianchi, la pipa in bocca, il fucile attraverso la sella e la donna in groppa, passano spavaldamente, facendo risuonare il selciato dello zoccolo dei cavalli. Spesso conviene rifugiarsi nelle porte per lasciare libero il passaggio...(101) Il testo dell'autore francese è carico di connotazioni e descrizioni vivaci come quelle riguardanti i zappatori, i cavalieri e gli uomini incappucciati che spingono un po' l'autore a considerazioni alle volte un po' forti, ma comunque rispettose del popolo sardo. Non mancano le importanti descrizioni dei costumi del circondario di Sassari che fotografa fedelmente come quello dei zappatori, di Osilo, di Sennori, di Sorso, di Ossi e di Tissi ed infine di Ploaghe. Il gremio dei zappatori viene presentato dall'autore francese con particolare enfasi. Lo stesso Costa affermava che chi vuol conoscere il prototipo del sassarese in tutte le sue manifestazioni lo deve cercare nel zappatore, nei suoi modi e nel suo essere nella cultura della terra e degli orti. Egli ci mostra alcuni esempi di vestiario sassarese, in particolare i copricapo più utilizzati dal popolo di Sassari. Il Costa fa altresì un'analisi diacronica del modo di vestire della gente di Sassari risalendo al duecento e al trecento quando era in voga il modo di vestire dei Pisani: "...si usavano i manti, le lunghe tuniche e i giupponi di velluto coi rispettivi cappucci. Le stoffe allora usate, (come si rivelano dai Codici del Porto di Cagliari, scritti in lingua pisana nel 1316) erano le seguenti: lana sardesca - seta torta - larbagio - tacolino- porpore - .... Lo storico sassarese afferma altre cose interessanti e tra queste il fatto che allora era fiorente l'arte della lana e tra i tanti tessuti in voga era il sardiscu o lombardino, tra gli altri era tessuto il fustagno rigato e l'orbace. Secondo lo stesso autore il modo dei ceti popolari nel duecento e trecento non si discosta di molto dal modo di vestire dell'ottocento. Tra i tanti viaggiatori che visitarono la Sardegna nell'ottocento possiamo annoverare il Maltzan che descrisse con dovizia di particolari lu cugliettu o cogliettu rapportandolo con tutta la Sardegna ed in particolare con il cagliaritano: Nella ricerca di ritratti fotografici doveva essere più fortunato a Sassari,dove per mezzo di relazione private, mi riuscì di ottenere l'immagine di un individuo vestito col 'collettu', quivi detto cogliettu sassarese è anche un pò diverso da quello indossato dai due vecchi di Cagliari. Io vidi più volte uno dei vecchi allora feci l'osservazione, che la immagine datami dal Lamarmora è piuttosto favorevole al collettu, giacché il capo di vestiario indossato da quel vecchio era tutt'altro che così ben attillato da non produrre alcuna piega, come invece indica la detta figura. Pur se la voce orbace non sia presente nel Vocabolario etimologico sardo del Wagner la parola orbace è fondamentale per capire l'evoluzione del costume sassarese e dell'intera Sardegna. Orbace deriva dal sardo "orbari" che è dall'arabo al-bazz (v.albagio) Il grande dizionario Garzanti. Si riscontra anche il termine Orbaci (m.mer. albagio) panno sardo voc sic. Abbrasciu, tratto dallo Spanu -- Vocabolariu sardu. Orbace è ricavato attraverso il sardo orbaci, dalla voce araba che significa "stoffa", da cui deriva anche albagio "panno di lana grossolana -- Dizionario italiano ragionato- (Less)
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Scritti Sardi: Il Costume Sardo (Sassari) Scarse e poco chiare sono le informazioni riguardanti il costume di Sassari, anche se alcuni (More) Scarse e poco chiare sono le informazioni riguardanti il costume di Sassari, anche se alcuni documenti iconografici prodotti dal Luzietti, (1790) dal Cominotti (1825/26) da Antonio Pittaluga, da Baldassarre Luciano (1840) dal Costa ed altri, danno per certa l'esistenza di tale costume presentato nei particolari, lo si veda ne "lu cenciu" o "lu cugliettu". Altre fonti ragguardevoli sono rappresentate dalle relazioni dei viaggiatori dell'ottocento come il Della Marmora, il Delessert, il Bresciani, il Mantegazza, il Valery, il Tyndale il Maltzan etc... che scrissero con sagacia e con amore le caratteristiche sostanziali della cultura e della peculiarità del popolo sardo. Si farà particolare attenzione alla descrizione che di Sassari fecero i pittori che vissero e visitarono la città. Tra i narratori più celebri che visitarono la Sardegna vorrei citare il Tyndale che l'amò talmente tanto che la descrisse in tre volumi ricchi di informazioni, curiosità che stimolano il lettore alla studio e all'approfondimento. Tra le tante amenità che destano l'interesse del ricercatore c'è un piccolo spazio dedicato al modo di vestire delle sassaresi: The festa of the Vergine dei Sette Dolori was an opportunity of seeing the costume of the district... the female of the upper classes appeared on this occasion in mourning, and made a strong conrast with the dresses of the peasant. The prevailing fashion was a short bodice of bright coloured cloth, laced up before and behind, fitting tightly to the waist, one just high enough to support the bosom. A loose red jacket, with trimmings, endings, and lacings, silver buttons and cards, and half way open down the arm, and extremely full petticoat of yellow or some other colour, in contradistinction to the jacket and bodice, and finally a white kerchief thrown lightly over the head, completed the costume. Il Tyndale descrisse questo modo di rappresentarsi delle sassaresi, in pubblico che definisce 'costume del distretto' che emergeva in un contesto variegato e altamente rappresentativo in quanto svoltosi durante la settimana santa del 1849 dove il modo di vestire delle classi alte e privilegiate si fondeva e si distingueva da quello popolare definito dal Tyndale 'paesant'. La dicotomia riguardante il modo di vestire delle sassaresi tra classi popolari e classi agiate sarà una costante nel costume della città di Sassari. Lo stesso autore descrive un altro modo di vestire importante per la cultura sassarese e i suoi gremi, forse il costume più popolare è più rappresentativo, il costume dei viandanti: One of the eastern custom is the peregrination of the viandanti dressed in embroidered Yellow leather waistcoat and aprons, with large cloaks and hats, a costume evidently of Spanish origins. They collect fruit, bread, and other provisions, and carry them in Large baskets to the prisoners in confinement on this period. Come ben si vede il Tyndale non si limita a descrivere l'abbigliamento dei viandanti, ma ci informa sulla funzione sociale di questa confraternita che anticamente,insieme alla confraternita dei neri battuti(dell'orazione e morte) si occupava dei detenuti e dei condannati a morte. Infatti l'autore britannico ci informa che la 'confraria' dei viandanti si procurava la frutta e il pane con altre provvigioni da dare ai detenuti confinati in quel periodo a questo proposito bisogna ricordare che invece la confraternita dei Neri Battuti si occupava della gestione dei condannati a morte. Anche il Valery, bibliotecario del re a Parigi, nel suo Voyages en corse a l'ile d'elbe, et en Sardigne, visitò Sassari e la Sardegna, lasciando ai lettori sardi pagine immemorabili come quelle dedicate a Milis, ai giardini di Logulentu e alla fontana di Rosello. Egli visitò Sassari nel 1837 dove assisté alla processione in onore del Vice Re che presentò con minuzia di particolari, tra questi si staglia la descrizione dei gremi: Vint ensuite la procession des syndics ou chefs des diverses corporations d'ouvriers, portant de longs manteaux à l'espagnole, de larges chapeaux, leurs bannièrs confièes à un ovrier qui a le droit de porter deux èpèes, une de chaque còtè. Nella descrizione del bibliotecario parigino non mancano dei cenni ai costume dei territori limitrofi alla città. Tra questi quello di Plaghe che viene definito simile al vestire greco o quello di Osilo che il viaggiatore francese presenta come monacale. La Sassari descritta nel capitolo XVII del testo Sardinia and the Sardes, scritto da Charles Edwardes nell'ottobre del 1889 è una città moderna, completamente differente dalle tradizioni del contesto sardo. Sentiamo cosa dice l'autore britannico: Ed ancora, con il fatto di non vedersi in giro la mastruca, il culletu e la Fustanella, ma piuttosto una moda nella quale è prevalente il normale tessuto di buona qualità, Sassari denota la sua maggiore affinità col continente. E' divertente vedere per strada un uomo dei paesi, in costume, il quale si trova a disagio nelle piazze spaziose, fra le case alte di granito, nelle passeggiate pubbliche e nei giardini di Sassari anziché fra le agavi e le casette di fango dell'interno che gli sarebbero più congeniali. Anziché villici dal viso triste, vestiti con giacconi di pelle di pecora, qui si trovano stuoli di avvocati che fanno risuonare i caffè delle loro ciarle e girano per strada con l'ultimo romanzo di Zola in mano. Troveranno su due piedi mille argomenti sui quali discutere ma, per quanto si accalorino in dispute inutili, una volta, pero, sanno metterci anima e cuore. Il Maltzan come giustamente osserva il Demartis (abbigliamento popolare sassarese fra ottocento e novecento) visitò Sassari nel 1869 e riscontrò che il popolo sassarese non indossava fogge tipiche della città. Lo stesso Demartis constata che i narratori dell'ottocento e degli inizi del novecento descrivono i costumi della Sardegna in maniera fedele e coerente al materiale iconografico. Tra costoro non mancano le testimonianze francesi ed in particolare del Gaston Vuilllier che nel suo Impressioni di un viaggio in Sardegna del 1890 affrontò la bellezza e la cultura dell'isola. "Il vice Console di Sassari mi tenne compagnia nel pellegrinaggio attraverso queste vestigia d'una grandezza passata, in mezzo alle erbacce ed ai sassi, in una strada danneggiata dal temporale della notte, lungo gli avanzi d'una via romana. Io ogni tanto mi fermavo per osservare i cavalieri sardi che passavano pieni di contegno, col cappottu sul capo, col severo profilo che si stagliava nel cielo, i capelli d'un nero ebano ondeggianti, la barba selvaggia. Il console, abituato a vedere questi uomini che egli incontrava tutti i giorni, non era per nulla colpito dal loro grande carattere ed il mio entusiasmo lo sorprendeva assai"...(98) ... Questa città ha pure conservato un carattere un po' strano al di fuori delle grandi vie e delle piazze pubbliche con negozi lussuosi, in una serie di viuzze strette, un vero dedalo rischiarato da una luce scialba. Qui, cavalieri incappucciati di nero, i pugni sui fianchi, la pipa in bocca, il fucile attraverso la sella e la donna in groppa, passano spavaldamente, facendo risuonare il selciato dello zoccolo dei cavalli. Spesso conviene rifugiarsi nelle porte per lasciare libero il passaggio...(101) Il testo dell'autore francese è carico di connotazioni e descrizioni vivaci come quelle riguardanti i zappatori, i cavalieri e gli uomini incappucciati che spingono un po' l'autore a considerazioni alle volte un po' forti, ma comunque rispettose del popolo sardo. Non mancano le importanti descrizioni dei costumi del circondario di Sassari che fotografa fedelmente come quello dei zappatori, di Osilo, di Sennori, di Sorso, di Ossi e di Tissi ed infine di Ploaghe. Il gremio dei zappatori viene presentato dall'autore francese con particolare enfasi. Lo stesso Costa affermava che chi vuol conoscere il prototipo del sassarese in tutte le sue manifestazioni lo deve cercare nel zappatore, nei suoi modi e nel suo essere nella cultura della terra e degli orti. Egli ci mostra alcuni esempi di vestiario sassarese, in particolare i copricapo più utilizzati dal popolo di Sassari. Il Costa fa altresì un'analisi diacronica del modo di vestire della gente di Sassari risalendo al duecento e al trecento quando era in voga il modo di vestire dei Pisani: "...si usavano i manti, le lunghe tuniche e i giupponi di velluto coi rispettivi cappucci. Le stoffe allora usate, (come si rivelano dai Codici del Porto di Cagliari, scritti in lingua pisana nel 1316) erano le seguenti: lana sardesca - seta torta - larbagio - tacolino- porpore - .... Lo storico sassarese afferma altre cose interessanti e tra queste il fatto che allora era fiorente l'arte della lana e tra i tanti tessuti in voga era il sardiscu o lombardino, tra gli altri era tessuto il fustagno rigato e l'orbace. Secondo lo stesso autore il modo dei ceti popolari nel duecento e trecento non si discosta di molto dal modo di vestire dell'ottocento. Tra i tanti viaggiatori che visitarono la Sardegna nell'ottocento possiamo annoverare il Maltzan che descrisse con dovizia di particolari lu cugliettu o cogliettu rapportandolo con tutta la Sardegna ed in particolare con il cagliaritano: Nella ricerca di ritratti fotografici doveva essere più fortunato a Sassari,dove per mezzo di relazione private, mi riuscì di ottenere l'immagine di un individuo vestito col 'collettu', quivi detto cogliettu sassarese è anche un pò diverso da quello indossato dai due vecchi di Cagliari. Io vidi più volte uno dei vecchi allora feci l'osservazione, che la immagine datami dal Lamarmora è piuttosto favorevole al collettu, giacché il capo di vestiario indossato da quel vecchio era tutt'altro che così ben attillato da non produrre alcuna piega, come invece indica la detta figura. Pur se la voce orbace non sia presente nel Vocabolario etimologico sardo del Wagner la parola orbace è fondamentale per capire l'evoluzione del costume sassarese e dell'intera Sardegna. Orbace deriva dal sardo "orbari" che è dall'arabo al-bazz (v.albagio) Il grande dizionario Garzanti. Si riscontra anche il termine Orbaci (m.mer. albagio) panno sardo voc sic. Abbrasciu, tratto dallo Spanu -- Vocabolariu sardu. Orbace è ricavato attraverso il sardo orbaci, dalla voce araba che significa "stoffa", da cui deriva anche albagio "panno di lana grossolana -- Dizionario italiano ragionato- (Less)
Scritti Sardi: Il Costume Sardo (Sassari) Scarse e poco chiare sono le informazioni riguardanti il costume di Sassari, anche se alcuni (More) Scarse e poco chiare sono le informazioni riguardanti il costume di Sassari, anche se alcuni documenti iconografici prodotti dal Luzietti, (1790) dal Cominotti (1825/26) da Antonio Pittaluga, da Baldassarre Luciano (1840) dal Costa ed altri, danno per certa l'esistenza di tale costume presentato nei particolari, lo si veda ne "lu cenciu" o "lu cugliettu". Altre fonti ragguardevoli sono rappresentate dalle relazioni dei viaggiatori dell'ottocento come il Della Marmora, il Delessert, il Bresciani, il Mantegazza, il Valery, il Tyndale il Maltzan etc... che scrissero con sagacia e con amore le caratteristiche sostanziali della cultura e della peculiarità del popolo sardo. Si farà particolare attenzione alla descrizione che di Sassari fecero i pittori che vissero e visitarono la città. Tra i narratori più celebri che visitarono la Sardegna vorrei citare il Tyndale che l'amò talmente tanto che la descrisse in tre volumi ricchi di informazioni, curiosità che stimolano il lettore alla studio e all'approfondimento. Tra le tante amenità che destano l'interesse del ricercatore c'è un piccolo spazio dedicato al modo di vestire delle sassaresi: The festa of the Vergine dei Sette Dolori was an opportunity of seeing the costume of the district... the female of the upper classes appeared on this occasion in mourning, and made a strong conrast with the dresses of the peasant. The prevailing fashion was a short bodice of bright coloured cloth, laced up before and behind, fitting tightly to the waist, one just high enough to support the bosom. A loose red jacket, with trimmings, endings, and lacings, silver buttons and cards, and half way open down the arm, and extremely full petticoat of yellow or some other colour, in contradistinction to the jacket and bodice, and finally a white kerchief thrown lightly over the head, completed the costume. Il Tyndale descrisse questo modo di rappresentarsi delle sassaresi, in pubblico che definisce 'costume del distretto' che emergeva in un contesto variegato e altamente rappresentativo in quanto svoltosi durante la settimana santa del 1849 dove il modo di vestire delle classi alte e privilegiate si fondeva e si distingueva da quello popolare definito dal Tyndale 'paesant'. La dicotomia riguardante il modo di vestire delle sassaresi tra classi popolari e classi agiate sarà una costante nel costume della città di Sassari. Lo stesso autore descrive un altro modo di vestire importante per la cultura sassarese e i suoi gremi, forse il costume più popolare è più rappresentativo, il costume dei viandanti: One of the eastern custom is the peregrination of the viandanti dressed in embroidered Yellow leather waistcoat and aprons, with large cloaks and hats, a costume evidently of Spanish origins. They collect fruit, bread, and other provisions, and carry them in Large baskets to the prisoners in confinement on this period. Come ben si vede il Tyndale non si limita a descrivere l'abbigliamento dei viandanti, ma ci informa sulla funzione sociale di questa confraternita che anticamente,insieme alla confraternita dei neri battuti(dell'orazione e morte) si occupava dei detenuti e dei condannati a morte. Infatti l'autore britannico ci informa che la 'confraria' dei viandanti si procurava la frutta e il pane con altre provvigioni da dare ai detenuti confinati in quel periodo a questo proposito bisogna ricordare che invece la confraternita dei Neri Battuti si occupava della gestione dei condannati a morte. Anche il Valery, bibliotecario del re a Parigi, nel suo Voyages en corse a l'ile d'elbe, et en Sardigne, visitò Sassari e la Sardegna, lasciando ai lettori sardi pagine immemorabili come quelle dedicate a Milis, ai giardini di Logulentu e alla fontana di Rosello. Egli visitò Sassari nel 1837 dove assisté alla processione in onore del Vice Re che presentò con minuzia di particolari, tra questi si staglia la descrizione dei gremi: Vint ensuite la procession des syndics ou chefs des diverses corporations d'ouvriers, portant de longs manteaux à l'espagnole, de larges chapeaux, leurs bannièrs confièes à un ovrier qui a le droit de porter deux èpèes, une de chaque còtè. Nella descrizione del bibliotecario parigino non mancano dei cenni ai costume dei territori limitrofi alla città. Tra questi quello di Plaghe che viene definito simile al vestire greco o quello di Osilo che il viaggiatore francese presenta come monacale. La Sassari descritta nel capitolo XVII del testo Sardinia and the Sardes, scritto da Charles Edwardes nell'ottobre del 1889 è una città moderna, completamente differente dalle tradizioni del contesto sardo. Sentiamo cosa dice l'autore britannico: Ed ancora, con il fatto di non vedersi in giro la mastruca, il culletu e la Fustanella, ma piuttosto una moda nella quale è prevalente il normale tessuto di buona qualità, Sassari denota la sua maggiore affinità col continente. E' divertente vedere per strada un uomo dei paesi, in costume, il quale si trova a disagio nelle piazze spaziose, fra le case alte di granito, nelle passeggiate pubbliche e nei giardini di Sassari anziché fra le agavi e le casette di fango dell'interno che gli sarebbero più congeniali. Anziché villici dal viso triste, vestiti con giacconi di pelle di pecora, qui si trovano stuoli di avvocati che fanno risuonare i caffè delle loro ciarle e girano per strada con l'ultimo romanzo di Zola in mano. Troveranno su due piedi mille argomenti sui quali discutere ma, per quanto si accalorino in dispute inutili, una volta, pero, sanno metterci anima e cuore. Il Maltzan come giustamente osserva il Demartis (abbigliamento popolare sassarese fra ottocento e novecento) visitò Sassari nel 1869 e riscontrò che il popolo sassarese non indossava fogge tipiche della città. Lo stesso Demartis constata che i narratori dell'ottocento e degli inizi del novecento descrivono i costumi della Sardegna in maniera fedele e coerente al materiale iconografico. Tra costoro non mancano le testimonianze francesi ed in particolare del Gaston Vuilllier che nel suo Impressioni di un viaggio in Sardegna del 1890 affrontò la bellezza e la cultura dell'isola. "Il vice Console di Sassari mi tenne compagnia nel pellegrinaggio attraverso queste vestigia d'una grandezza passata, in mezzo alle erbacce ed ai sassi, in una strada danneggiata dal temporale della notte, lungo gli avanzi d'una via romana. Io ogni tanto mi fermavo per osservare i cavalieri sardi che passavano pieni di contegno, col cappottu sul capo, col severo profilo che si stagliava nel cielo, i capelli d'un nero ebano ondeggianti, la barba selvaggia. Il console, abituato a vedere questi uomini che egli incontrava tutti i giorni, non era per nulla colpito dal loro grande carattere ed il mio entusiasmo lo sorprendeva assai"...(98) ... Questa città ha pure conservato un carattere un po' strano al di fuori delle grandi vie e delle piazze pubbliche con negozi lussuosi, in una serie di viuzze strette, un vero dedalo rischiarato da una luce scialba. Qui, cavalieri incappucciati di nero, i pugni sui fianchi, la pipa in bocca, il fucile attraverso la sella e la donna in groppa, passano spavaldamente, facendo risuonare il selciato dello zoccolo dei cavalli. Spesso conviene rifugiarsi nelle porte per lasciare libero il passaggio...(101) Il testo dell'autore francese è carico di connotazioni e descrizioni vivaci come quelle riguardanti i zappatori, i cavalieri e gli uomini incappucciati che spingono un po' l'autore a considerazioni alle volte un po' forti, ma comunque rispettose del popolo sardo. Non mancano le importanti descrizioni dei costumi del circondario di Sassari che fotografa fedelmente come quello dei zappatori, di Osilo, di Sennori, di Sorso, di Ossi e di Tissi ed infine di Ploaghe. Il gremio dei zappatori viene presentato dall'autore francese con particolare enfasi. Lo stesso Costa affermava che chi vuol conoscere il prototipo del sassarese in tutte le sue manifestazioni lo deve cercare nel zappatore, nei suoi modi e nel suo essere nella cultura della terra e degli orti. Egli ci mostra alcuni esempi di vestiario sassarese, in particolare i copricapo più utilizzati dal popolo di Sassari. Il Costa fa altresì un'analisi diacronica del modo di vestire della gente di Sassari risalendo al duecento e al trecento quando era in voga il modo di vestire dei Pisani: "...si usavano i manti, le lunghe tuniche e i giupponi di velluto coi rispettivi cappucci. Le stoffe allora usate, (come si rivelano dai Codici del Porto di Cagliari, scritti in lingua pisana nel 1316) erano le seguenti: lana sardesca - seta torta - larbagio - tacolino- porpore - .... Lo storico sassarese afferma altre cose interessanti e tra queste il fatto che allora era fiorente l'arte della lana e tra i tanti tessuti in voga era il sardiscu o lombardino, tra gli altri era tessuto il fustagno rigato e l'orbace. Secondo lo stesso autore il modo dei ceti popolari nel duecento e trecento non si discosta di molto dal modo di vestire dell'ottocento. Tra i tanti viaggiatori che visitarono la Sardegna nell'ottocento possiamo annoverare il Maltzan che descrisse con dovizia di particolari lu cugliettu o cogliettu rapportandolo con tutta la Sardegna ed in particolare con il cagliaritano: Nella ricerca di ritratti fotografici doveva essere più fortunato a Sassari,dove per mezzo di relazione private, mi riuscì di ottenere l'immagine di un individuo vestito col 'collettu', quivi detto cogliettu sassarese è anche un pò diverso da quello indossato dai due vecchi di Cagliari. Io vidi più volte uno dei vecchi allora feci l'osservazione, che la immagine datami dal Lamarmora è piuttosto favorevole al collettu, giacché il capo di vestiario indossato da quel vecchio era tutt'altro che così ben attillato da non produrre alcuna piega, come invece indica la detta figura. 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